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Maiolino

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ENZO MAIOLINO


Enzo Maiolino pittore e incisore, è nato a Santa Domenica Talao (Cosenza) nel 1926. In Liguria dal 1937, dal 1945 vive e lavora a Bordighera. Dal 1946 al 1951 ha frequentato lo studio del pittore Giuseppe Balbo (1902-1980). Dopo la Maturità Artistica (1948), ha insegnato disegno ed educazione artistica nella Scuola Media, dal 1949 al 1981. Ma Enzo Maiolino è anche un uomo di cultura: un ricercatore appassionato con il "culto" della testimonianza e della memoria. Vanni Scheiviller ha sottolineato "il suo straordinario fiuto di segugio nella ricostruzione di un personaggio come Giacomo Natta, "l'amico Natta" (Questo finirà banchiere, Milano 1984); il suo insuperato "dossier" di documenti su Amedeo Modigliani (Modigliani vivo), edito a Torino da Fogola nel 1981. Vi proponiamo una scelta di opere sue, accompagnate da alcune riflessioni del pittore, tratte da alcune sue note di lavoro.

Lavoro a Bordighera, in un piccolissimo studio situato in fondo al giardino di casa, quasi una "cella" - secondo Maria Ghiringhelli - ma a me sufficiente, data la predilezione per il medio e piccolo formato. Concepisco la pittura come ricerca d'armonia, di ordine, di equilibrio; come risposta a una insopprimibile necessità espressiva. Penso a nitide forme variamente combinate su un piano bidimensionale: accostate, incastrate, sovrapposte (trasparenze). Sin dagli inizi della mia formazione artistica - autodidatta, poi alla scuola di Giuseppe Balbo - ho sempre sentito una forte inclinazione alla semplificazione (sintesi) delle forme: I Macchiaioli toscani furono uno dei miei primi importanti riferimenti. Tra il 1953 e il 1955, specialmente in soggetti con case, architetture, ecc., ero pervenuto a rappresentazioni estremamente semplificate realizzate con campiture di colore piatto. Subentrò allora una prima crisi: sentii il bisogno di dimostrare - anzitutto a me stesso - che a simili soluzioni pervenivo per scelta/rinuncia e non per insufficienza di mezzi espressivi. Allora ricominciai daccapo la mia preparazione: per tre anni dal 1956 al 1958 dipinsi soltanto dal vero paesaggi, colline liguri, case, paesi, figure, nature morte. Cézanne fu la mia guida ideale di quegli anni. Alla fine del 1958, Giuseppe Balbo mi esortò ad affrontare il "quadro di composizione". Abbandonai la pittura dal vero (ma al vero rimasi fedele con la pratica del disegno) e cominciai a lavorare sul "ricordo", utilizzando soprattutto gli appunti grafici. Fu l'inizio dell'uso della tempera, tecnica che adottai sino al 1972/1973. La mia naturale inclinazione alla sintesi e alla struttura geometrica, la "scoperta" del Cubismo, di André Lhote e dei suoi scritti teorici, del Mondrian "parigino" (1912), di Villon, ecc. mi portarono - a partire dagli anni 60 - a una personale interpretazione dell'architettura dell'entroterra ligure. Successivamente, l'appiattimento delle forme, l'insistenza sul tema della "facciata", la "sintesi graduale degli elementi formali", mi condussero - agli inizi degli anni 70 - ad una astrazione di tipo costruttivista con esiti simili a quelli del 1955. Nel 1974 ritorno alla pittura a olio. In seguito, quando pure forme geometriche elementari sostituiscono ogni residuo riferimento naturalistico, con la scoperta del Tangram nel 1976 e dei "pentàmini" nel 1982, ha inizio la mia vicenda "concretista". Miei mezzi espressivi sono: il collage, I'acquarello, l'olio, l'incisione (acquaforte). Fonti d'ispirazione: forme geometriche elementari, il Tangram, i pentàmini. Procedo dall'ideazione alla realizzazione, attraverso una lunga fase di progettazione, articolata in tutta una serie di indagini, sperimentazioni, varianti, ecc. Ma è la fase progettuale che più mi affascina, e penso spesso alle parole di Michel Seuphor : la vera arte è quella che sta nascendo, non c'è altra arte che l'arte che nasce. L'attività incisoria non è subordinata alla pittura: procede parallelamente. La progettazione, nel mio caso, avviene quasi sempre con I'ausilio del collage. La composizione è pensata anzitutto in bianco e nero, come "orchestrazione dei valori" che il colore, successivamente, dovrà rispettare. Collage, quindi, inteso soprattutto come preparazione al dipinto. La realizzazione-trasposizione a olio, è l'atto conclusivo di un processo di scelte.
Enzo Maiolino

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