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Luigi Cadorna

Luigi Cadorna Luigi Cadorna (1850 - 1928) fu un ospite non casuale di Bordighera poiché già da capitano (Cadorna era maresciallo d'Italia) era noto per la sua conoscenza profonda dei luoghi vicini ai nostri confini. Competentissimo su tutto ciò che concerneva la difesa delle nostre frontiere destava meraviglia quando senza l'aiuto delle carte citava, con assoluta sicurezza, valli, passi, strade, sentieri. Quando negli ultimi anni della sua vita egli fissò la sua residenza invernale qui a Bordighera soleva tenere circolo alla Pensione Jolie, ove alloggiava dimostrandosi brillante e colto conversatore. Faceva frequenti escursioni con l'automobile nei paesi vicini e conosceva tutti i luoghi, anche i più isolati, delle Alpi Marittime intrattenendosi volentieri con gli abitanti. Morì a Bordighera il 21 dicembre del 1928. Una lapide ricorda la permanenza dell'illustre ospite.

da "Ospiti illustri a Bordighera" di Camilla Moreno.
Foto: Il Generale Luigi Cadorna.

La morte del Maresciallo Cadorna a Bordighera

di Andrea Gandolfo
informazioni tratte dal sito della Provincia di Imperia

Dopo la nomina a maresciallo d'Italia, avvenuta il 4 novembre 1924, il generale Luigi Cadorna riprese l'attività pubblica in Senato e compì una serie di viaggi in varie città per ritemprare le sue ormai precarie condizioni di salute. Dopo essere già venuto a Bordighera una prima volta nell'inverno dei 1927, il maresciallo ritornò nella cittadina ligure il 6 novembre 1928 per trascorrervi un periodo di quiete approfittando della particolare mitezza del clima della Riviera di Ponente. Preso alloggio nella pensione Jolie in Via Regina Margherita insieme alla moglie Giovanna Balbi e alla figlia Carla, il maresciallo, già sofferente di arteriosclerosi, era solito passare le giornate compiendo brevi passeggiate sul lungomare oppure sostando su una delle panchine della passeggiata a mare, accompagnato dal suo segretario particolare, il colonnello Luigi Leone, e dall'amico generale Dalmazzo. Il 17 dicembre, però, le condizioni di salute di Cadorna peggiorarono sensibilmente tanto da indurre i familiari a chiamare urgentemente il suo medico curante, il dottor Mario Benigni, per sottoporlo ad una visita medica.

Il dottor Benigni constatò allora che il maresciallo era affetto da una grave forma di trombosi cerebrale e informò i familiari che il caso era ormai disperato. Dopo un leggero miglioramento verificatosi verso la mezzanotte, alle 5 di mattina del 18 dicembre sopraggiunse una nuova crisi, che fece ulteriormente precipitare le condizioni di Cadorna. La signora Balbi chiamò allora al capezzale del marito il Priore della Chiesa dei Padri di Terrasanta, padre Anselmo, che gli somministrò l'estrema unzione. Nel pomeriggio, alle 16, giunsero a Bordighera anche il figlio Raffaele, allora maggiore di cavalleria, la figlia Maria Caterina, suora presso il monastero delle Adoratrici del Sacro Cuore di Torino, e il colonnello Leone, che si trovava a Napoli per una breve licenza. Sparsasi la notizia del peggioramento delle condizioni di salute di Cadorna, giunsero allora al capezzale del maresciallo diverse autorità tra cui il prefetto di Imperia Farina, il podestà di Bordighera Palomba, il segretario politico del Fascio della stessa città Giovanelli e il segretario federale di Imperia Edwin Rostan. Intanto il capitano dei carabinieri di Sanremo, in servizio permanente presso la Pensione Jolie, aveva fatto predisporre, in collaborazione con il locale posto di polizia e i militi della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, un accurato servizio di vigilanza nei dintorni della residenza bordigotta del maresciallo. Dopo quattro giorni di lenta agonia, Cadorna, assistito da padre Anselmo che gli aveva impartito i conforti religiosi, morì infine alle 16,10 del 21 dicembre. Il corpo del maresciallo venne quindi composto in una camera tappezzata di stoffa bianca e azzurra della pensione Jolie, rivestito di nero e coperto da una bandiera tricolore con il crocifisso sul petto e il rosario tra le mani. Alle 16,30 del 23 dicembre era invece previsto il trasferimento della salma del maresciallo dalla Pensione Jolie alla stazione ferroviaria, da dove sarebbe partita alla volta di Pallanza, sua città natale. Già alle 13 di quel giorno cominciarono ad affluire a Bordighera da tutti i comuni della provincia di Imperia sezioni dei combattenti e dei mutilati con i loro gagliardetti, rappresentanze di Fasci, sindacati e associazioni di cittadini di ogni ceto e di ogni condizione. Erano inoltre giunte sui treni moltissime personalità politiche e militari con incarichi speciali, nonchÉ numerosi combattenti e mutilati italiani delle sezioni di Antibes, Nizza, Cannes, Monaco, Beausoleil e Mentone. Prima del funerale era stato annunciato che avrebbero partecipato alle esequie milleduecento soldati, ma, avendo stabilito il Governo che i funerali in forma ufficiale e solenne si sarebbero tenuti a Pallanza, venne ammessa soltanto una rappresentanza della truppa del 42° Reggimento di Fanteria di stazza a Sanremo. Giunta quindi la salma in piazza della Stazione la truppa si dispose in quadrato e presentò le armi, mentre gli ufficiali e i combattenti alzavano il feretro in alto per tre volte. Introdotto il feretro nella sala di prima classe, adornata con molta semplicità, il clero iniziò a intonare il Dies Irae, mentre tutti i presenti recitavano il Pater noster e il Requiem. Dopo la benedizione, Michelangelo Chiapparini gridò per tre volte "Luigi Cadorna Salvatore d'Italia!" e tutti risposero in coro "Presente!". Prima della partenza alla volta di Pallanza, la salma del maresciallo venne infine ossequiata da molti cittadini, che si inchinarono a baciare il tricolore deposto sul sarcofago, al quale facevano guardia d'onore numerosi carabinieri, soldati, militi e reduci di guerra.

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