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Villa Garnier

Villa Garnier

Villa Garnier

Nel marzo del 1871, in seguito ai drammatici avvenimenti della guerra franco-prussiana, Garnier soggiornò nella cittadina di Mentone a villa Santa Maria, ospite degli amici Viale. Nel maggio successivo acquistò un terreno a Bordighera per costruirvi la sua abitazione in Riviera, luogo ideale per trascorrervi le villeggiature. Per coronare il suo desiderio scelse un luogo mistico, dove si ergeva una cappella dedicata a San Sebastiano nella zona dell' Arziglia. La chiesetta, utilizzata dal 1849 come scuola maschile, era situata fuori le mura della città su un terreno molto scosceso a ridosso del mare, sulla strada che conduceva alI' approdo dei pescatori bordigotti. Garnier si innamorò di questo suggestivo terreno immerso tra le palme e offrì al Comune la considerevole somma di 6.000 lire per l'acquisto. Fu attento a non rompere i delicati equilibri della cittadina privandola di servizi primari: propose al Comune che la somma pagata, sufficiente all' erezione di un nuovo edificio, fosse impiegata alla costruzione di una scuola per la quale offrì "uno schizzo"; l' amministrazione accettò l’offerta.

Risolti i problemi di scelta del terreno, l' architetto cominciò ad ideare la propria villa che venne edificata esattamente sul luogo dove sorgeva la chiesa di San Sebastiano che fu completamente demolita. L 'unico disegno preparatorio pervenutoci, nel quale compare lo studio del campanile con archi moreschi, abbandonati nel progetto esecutivo, testimonia quale sia lo stile adottato come punto di partenza: probabilmente Garnier, considerando questo luogo un lembo di Palestina trapiantato in Italia, ritenne che il moresco fosse il riferimento più idoneo. Nella disposizione degli ambienti interni, estremamente razionale, Garnier assecondò I'andamento del paesaggio e la sua percezione, piuttosto che astratte leggi formali o compositive. L' elegante villa, semplice nelle finiture, divenne un modello ripreso ripetutamente in tutta la Riviera. Costò, compresi i muri di contenimento, una somma piuttosto contenuta, ammontante a circa 75.000 franchi.

La villa, distribuita su tre piani, messi in comunicazione da un ' elegante scala in legno costata a Garnier 1.000 scudi consacrava il piano terreno al ricevere e alla vita sociale; le dimensioni maggiori della sala da pranzo rispetto a quelle del salone erano giustificate probabilmente dal carattere e dalle abitudini di Garnier che amava gli incontri conviviali, durante i quali si dilettava ad improvvisare versi e discorsi. Al piano superiore invece si dovevano trovare i locali destinati alla vita intima. I numerosi pittori, ospiti dell' architetto Garnier, lasciarono sulle pareti del vestibolo vari affreschi: ricordiamo tra gli altri Lenepveu, Meissonier, Boulanger, Bida, Clairin nonché una serie di caricature dello stesso autore. Nel salone erano conservati invece alcuni dipinti della collezione di famiglia.

Il parco, alI'epoca, ricco di piante esotiche di varie qualità, di molti fiori dai colori eclatanti e dai profumi penetranti, contava circa 600 specie diverse provenienti da ogni continente. A testimonianza dell'ospitalità e del cosmopolitismo dei visitatori rimane nei manoscritti del figlio Christian un interessante documento dove compare la frase: "Per visitare il giardino della villa Garnier suonare alla seconda porta" tradotta in trentanove lingue diverse, tra le quali il giavanese, il siamese, il sanscrito, il malese, l' armeno, l’ebreo, il cinese…

Tra gli alberi che arricchivano il parco si annoveravano gli olivi e le palme dattilifere che infondevano alla zona un carattere orientale, mentre le opunzie, i fichi, i limoni, le nespole e le piante grasse contribuivano ad accentuare il carattere mediterraneo. Edmondo De Amicis definì questo giardino “la reggia delle palme”.

I testi, le immagini nonché l'impianto generale dei capitoli dedicati a Charles Garnier sono tratti da CHARLES GARNIER E LA RIVIERA di Andrea Folli e Gisella Merello edito nel mese di aprile 2000, presso lo stabilimento litografico della Erga Edizioni.

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